Desidero condividere una riflessione sul processo di selezione recentemente concluso con Caracol, a valle di un percorso articolato composto da ben quattro colloqui, sostenuti con impegno, disponibilità e reale interesse nei confronti dell’azienda e del ruolo proposto.
Purtroppo, la comunicazione finale ricevuta si è rivelata piuttosto deludente, non tanto per l’esito in sé, quanto per le modalità con cui è stata gestita. La mail di rifiuto non solo conteneva un evidente errore nel nome (un dettaglio non trascurabile, che lascia intuire un possibile invio automatico o un copia-incolla poco attento), ma mancava anche di qualsiasi riferimento al percorso fatto insieme o a un minimo feedback costruttivo, nonostante i numerosi incontri e il tempo dedicato — anche con permessi dal lavoro — per partecipare.
Comprendo perfettamente che la selezione comporti delle scelte e che il tempo delle risorse HR sia limitato, ma credo che un candidato che si è reso disponibile per più fasi del processo meriti, quanto meno, una comunicazione più curata e rispettosa. Non si tratta di una questione di formalismo, ma di professionalità e attenzione verso le persone: la qualità di un'azienda si riflette anche nel modo in cui gestisce chi non viene selezionato.
Mi auguro che questa osservazione venga accolta in chiave costruttiva, nella speranza che possa contribuire a migliorare ulteriormente l’immagine e la solidità dei vostri processi di employer branding.