Ho sostenuto un colloquio presso Italbest Valve nel febbraio 2025. Il processo di selezione è iniziato in modo abbastanza standard: dopo aver inviato il mio CV, sono stata contattata dopo circa una settimana per fissare la data del colloquio per il ruolo di Receptionist. Il giorno del colloquio, prima di iniziare, mi è stato chiesto di svolgere un breve test di inglese. Successivamente, sono stata accolta dalla responsabile delle risorse umane che ha condotto la prima parte dell'intervista.
Inizialmente, mi ha chiesto informazioni sulla mia formazione e sulle esperienze lavorative. Tuttavia, la conversazione è rapidamente sfociata in domande molto personali, tra cui il mio stato civile, se fumassi o bevessi, se avessi mai fatto uso di sostanze, e se abitassi ancora con i miei genitori. Tali domande, in particolare quella sul mio stato sentimentale, mi hanno fatto sentir distolta dalla professionalità del colloquio, ma ho deciso di proseguire e continuare l'incontro con il CEO.
E qui è iniziata una situazione davvero strana. Quando mi sono presentata al CEO, ha cominciato a interrompermi ripetutamente durante la mia introduzione. Inoltre, ha sentito il bisogno di esprimere opinioni personali sulla mia vita. Ad esempio, ha commentato che la mia laurea in lingue e la conoscenza di sei lingue fossero praticamente inutili, visto che esistono i traduttori online. Anche se comprendo che possa avere un'opinione del genere, credo che, in un colloquio di lavoro, soprattutto da parte di una persona in una posizione di potere, sarebbe stato meglio risparmiarsela.
Il CEO ha continuato, affermando che i miei stage precedenti non fossero esperienze lavorative vere e proprie, come se durante quei periodi non avessi svolto attività significative. Con ironia, mi ha anche proposto uno stage presso la sua azienda, con un rimborso spese ben al di sotto della cifra che avevo richiesto.
Quando gli ho chiesto ulteriori dettagli sul ruolo di receptionist, mi ha spiegato che in realtà non sarebbe stato un ruolo da receptionist tradizionale, ma piuttosto un "jolly" che si sposta tra i vari uffici a seconda delle necessità aziendali. Inoltre, quando ho chiesto un'idea dell'organigramma aziendale, la risposta è stata vaga, affermando che "siamo un'azienda particolare, fuori dal comune".
Infine, ci sono stati altri momenti davvero inappropriati:
1. Il CEO mi ha ricordato che avrebbe potuto licenziarmi in qualsiasi momento se durante lo stage non fosse stato soddisfatto del mio lavoro;
2. Mi ha chiesto se soffrissi di attacchi di panico o depressione, domande che sono chiaramente inaccettabili e illegali in fase di colloquio.
Il giorno successivo sono stata ricontattata dalla responsabile delle risorse umane, che mi ha confermato l'intenzione di assumermi con uno stage. Ho gentilmente declinato l'offerta.
Vorrei consigliare alle risorse umane di rivedere le domande da porre durante i colloqui e suggerire un'adeguata formazione per il CEO, per evitare situazioni simili in futuro.